Perché praticare yoga?

Si decide di praticare yoga per tanti buoni motivi. Diverse sono le motivazioni che ci portano sul tappetino. Forse tante quanto sono i tipi di yoga proposti. Secondo le parole del maestro Krishnamacharya: “E’ lo yoga ad adattarsi alla persona e non il contrario”.

E’ a partire dal proprio corpo, dalla propria struttura fisica, dal proprio sentire che si pratica. Un altro aspetto fondamentale della pratica e che attraversa tutti questi nostri aspetti costitutivi è il respiro. Quotidianamente possiamo fare esperienza di come viene modificato dai nostri stati d’animo e dai nostri pensieri, possiamo accorgerci della relazione esistente tra respiro e emozioni. Per esempio quando siamo preoccupati, risulta corto e toracico, quasi bloccato; “facciamo un respiro di sollievo” una volta passato il momento, come per liberare il nostro respiro. Allo stesso modo possiamo notare come quando il respiro è calmo, anche la nostra mente è calma. Le emozioni le sentiamo attraverso e nel corpo e modellano e influiscono sulla nostra struttura muscolare-nervosa e sui nostri organi.

Di tutto ciò attraverso le tecniche dello yoga è possibile fare esperienza. Fare esperienza nel senso di divenirne coscienti: sapere e sentire, il contrario della conoscenza che nasce dalla mente intellettuale.

L’essere coscienti è ciò che differenzia l’hatha yoga dalla ginnastica, la conoscenza intellettuale e razionale dalla meditazione.

Nello yoga si cerca di entrare sempre più nella percezione di questa esperienza, nell’ascolto: per affinarlo, precisarlo. Per ripulirlo da tutte le conclusioni arbitrarie e infondate che spesso sono causa di visioni della realtà che danno origine a una relazione con le situazioni che causa mal-essere, disagio e ansia.

 

Ognuno vive lo yoga attraverso il prisma della propria personalità, “non ci sono gerarchie, solo differenze di geni, cultura, struttura fisica”. In quest’ottica anche l’insegnamento risente ed è stimolato dall’esperienza dell’insegnante. Ma anche se lo Yoga è un’esperienza personale, occorre comunque mantenere  un profondo rispetto verso i principi e la tradizione originale dello yoga, senza ridurlo a ginnastica, acrobatica, rilassamento, tecnica per dimagrire.

Lo Yoga è una pratica millenaria che, qualunque sia la scuola, le tradizioni, la moda del momento, o l’aspetto che viene privilegiato (l’azione, il rilassamento, la conoscenza, femminile-maschile, …)  significa in primo luogo “unione”: è la Via che permette di unire ciò che è separato, di portare armonia a tutte le parti che ci costituiscono (mente, corpo, sensi…). Armonizzare corpo e mente è il cuore della pratica.

In questo senso lo Yoga è uno stato d’essere, un percorso fatto di tante fasi e tecniche,  che costituiscono un cammino e vanno a comporre la lezione: asanas, posizioni; pranayama, espansione o controllo del respiro; pratyhara, ritiro dei sensi;  dharana, concentrazione; dhyana, meditazione.

Lo Yoga è esperienza. Non occorre credere in niente. Non si può conoscere lo Yoga se non viene praticato. E’ un mezzo concreto, chiaro e preciso.

[…] Sottoponete le parole alla prova della vostra esperienza. Non lasciatevi influenzare dalle parole altrui. Mettete alla prova ogni parola con il lavoro e la pratica […] L’esperienza è reale; le parole non sono reali: le parole sono degli altri, l’esperienza è solo vostra […]

(Tratto da: L‘albero dello Yoga, B.K.S. Iyengar, traduzione di L. Tommasi, Ed. Astrolabio, Ubaldini Editore, Roma, 1989)

 

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